Otto marzo. Perché?

Un pomeriggio del 25 Marzo del 1911, un enorme incendio divampò dall'ottavo piano di un imponente edificio di New York. Gli ultimi tre dei dieci piani di quell'edificio erano occupati dalla Triangle Shirtwhaist Company, un' industria tessile che produceva camicette. In quella fabbrica erano impiegati circa 500 lavoratori, la maggior parte di essi erano donne, ragazze immigrate provenienti dalla Germania, dall'Italia e dall'Europa dell'Est. Alcune di loro erano bambine, avevano un'età compresa tra i dodici ed i tredici anni.

Le condizioni di lavorano erano disumane con turni di 14 ore per una settimana che andava dalle 60 alle 72 ore. Il salario medio si aggirava intorno ai sei o sette dollari la settimana. Proprio per protestare contro le condizioni lavorative cui erano obbligate, le operaie indissero una protesta che iniziò nel 1908 alla Triangle Shirtwhaist Company e che poi coinvolse moltissime dipendenti, tanto da venire ricordata come "Protesta delle 20.000". Dopo circa quattro mesi di continui scioperi e manifestazioni, che provocarono non poche difficoltà alla produttività, i sindacati proposero un accordo che, tuttavia, non venne accettato proprio dalla Triangle Shirtwhaist Company.

Non furono mai accertate le vere cause per cui l'incendio divampò, quel pomeriggio, di certo le condizioni erano tutt'altro che sicure, i tessuti utilizzati erano infiammabili, l'illuminazione prodotta da lampade a gas e molti lavoratori fumavano durante i turni. Di certo si sa che gli operai e le operaie venivano chiuse a chiave, per evitare che si allontanassero dal luogo di lavoro e che scioperassero. Quel pomeriggio, raccontano i testimoni, furono le urla disperate ad essere state avvertite ancora prima del fumo e delle fiamme. 146 persone rimasero uccise dall'incendio, 62 delle quali morirono perché si gettarono nel vuoto per evitare le fiamme, tra di loro la maggior parte erano donne, ragazze e bambine. Decine i corpi schiantati a terra, le donne indossavano vesti strappate durante

la fuga in preda al terrore, altri i corpi rinvenuti nella tromba dell'ascensore, tantissime quelle rimaste intrappolate, di loro rimaneva poco più che lo scheletro, stese sul pavimento ormai annerito dalle fiamme o ancora piegate sopra la macchina da lavoro. I proprietari della fabbrica, che al momento dell'incendio si trovavano al decimo piano, riuscirono a mettersi in salvo, non preoccupandosi di aiutare gli operai e le operaie. Al processo vennero assolti e l'assicurazione riconobbe loro 445 dollari per ogni vittima, alle famiglie vennero però corrisposti solo 75 dollari. In pochi sanno che questa disgrazia è all'origine della giornata dell'8 Marzo, quella che ai più risulta essere la "festa della donna" è in realtà, la giornata

scelta come simbolo del riscatto femminile, delle disparità e soprusi che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, solo per il fatto di essere donna.


Se poniamo un attimo l'attenzione su quelle che sono oggi, le condizioni delle donne, in termini di opportunità, di parità, di condizioni lavorative e di rispetto appare ancora più significativo ed importante ricordare chi, prima di noi ha lottato per il raggiungimento di un'uguaglianza che ancora oggi appare soltanto un miraggio.

Margherita Carlini psicologa e criminologa

Margherita Carlini

Classe 1978, Psicologa Clinica, Criminologa e Psicoterapeuta è esperta di violenza di genere: maltrattamenti in famiglia, stalking, femminicidio.

Consulente Tecnico di Ufficio per il Tribunale dei minorenni delle Marche e Consulente della Procura di Macerata. E' presidente associazione "Antistalking Marche" e collabora con altri centri antiviolenza italiani. E' stata consulente per programmi televisivi.

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