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Tre casi in cui le dichiarazioni testimoniali hanno lasciato a bocca aperta la difesa.

Aggiornato il: mar 14


Ecco tre casi trattati da Abaco in cui sono stati individuati ed escussi alcuni testimoni che hanno fornito risposte assolutamente inaspettate per la difesa. Nel primo caso le investigazioni erano state incaricate dal difensore dei condannati e finalizzate alla revisione del processo. Nel secondo dal difensore dell'indagato con il procedimento ancora in fase d'indagine e nel terzo dal difensore dei familiari della vittima con l'obiettivo di riaprire il caso archiviato senza colpevoli.


Duplice omicidio di Ponticelli: chi ha scoperto i corpi non fu identificato dalle forze dell'ordine.

In questo caso di omicidio (1983) due bambine furono uccise ed i corpi bruciati con del liquido infiammabile. Tre ragazzi del luogo trovarono i corpi la mattina del giorno successivo alla scomparsa, avvisarono i carabinieri e li accompagnarono sul luogo. In questo caso, non solo non vennero fatte domande sul come mai questi tre ragazzi si fossero recati tra le sterpaglie ma neppure furono identificati. La risposta a questa semplice domanda, arrivata trentanni dopo l'omicidio, demolisce l'intera ricostruzione processuale dei fatti! La verità processuale colloca, infatti, l'ora del bruciamento dei corpi tra le 19.30 e le 20.00. I tre ragazzi, invece, tornando a tarda notte da Napoli avevano visto le fiamme e sentito un odore acre proveniente da quel punto, vicino al viadotto dove, il mattino successivo, avevano deciso di andare a vedere che cosa era stato bruciato, facendo così la macabra scoperta.


Stupratore seriale: il medico del pronto soccorso rilascia un referto senza visitare la vittima.

In questa drammatica vicenda, uno stupratore seriale era accusato di violenza sessuale nei confronti di numerose prostitute. Tutte le vittime che si erano recate al pronto soccorso avevano ricevuto una prognosi di circa 5 giorni ad eccezione di una che, invece, aveva ricevuto 40 giorni. Poiché la dinamica delle violenze era pressoché identica per tutte le vittime, è stato deciso di andare a parlare con il medico che aveva firmato il referto. Incredibilmente, il medico dichiarò che la paziente si era rifiutata di farsi visitare e che per questa ragione era stata emessa una prognosi sulla sola base di quanto riferito dalla donna. Il legale, incredulo, informato telefonicamente si precipitò presso l'ospedale per formalizzare immediatamente le dichiarazioni del medico in un verbale ex art. 391bis.


Omicidio Romina Del Gaudio: nessuno aveva mai domandato a chi corrispondesse il numero della tessera di una piscina trovata sulla scena.

Nelle vicinanze del luogo in cui erano stati rinvenuti i resti della povera ragazza, fu repertata la tessera di una piscina. La tessera non aveva il nome del proprietario: solo un chip e un numero. Gli inquirenti si concentrarono sul chip intenzionati a recuperare i dati contenuti cosa che però non fu possibile in quanto la tessera serviva solo per consentire l’accesso agli spogliatoi. Nessuno chiese mai ai gestori della struttura sportiva a chi fosse stata assegnata. Quando l’abbiamo fatto noi, il gestore ha semplicemente aperto il computer, digitato il numero stampato sulla tessera e fornito il nominativo dell’utilizzatore: una pista investigativa mai seguita prima.

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